Asia,  I miei viaggi

Viaggio in India, cosa vedere da Calcutta fino al Taj Mahal.

Intro

L’India è forse l’unico Paese dove si può viaggiare contemporaneamente nel passato e nel presente, è una

Viaggio in India.
Finto Sadhu acchiappasoldi, Varanasi

terra di contraddizioni e di contrasti non solo geografici ma anche, e soprattutto, religiosi e culturali, dove da secoli l’hinduismo plasma i ritmi della vita quotidiana.

Al mio ritorno in molti mi hanno chiesto:

D: “Allora, ti è piaciuto questo viaggio?”;

R: “Si, tantissimo!”;

D: “Quindi l’India è bella? La consiglieresti?”

R: “No, l’India non è bella e non fa nulla per esserlo…ma è UNICA e come potrei non consigliare qualcosa di così raro?”

Un viaggio in India significa immergersi ogni giorno, ogni ora, in una realtà sfuggente e a volte incomprensibile agli occhi di noi occidentali. Nessuno ne rimane indifferente, qualcuno potrebbe perfino esserne inorridito ma chi avrà la fortuna di lasciarsi andare ne rimarrà stregato per tutta la vita. E’ fascinazione all’ennesima potenza.

Itinerario.

Di solito chi viaggia attraverso questa parte di India lo fa partendo da Nord e dirigendosi verso Sud, lungo il classico percorso che va da Delhi a Varanasi, ad esempio; io in realtà ho fatto esattamente il contrario, iniziando il viaggio da Calcutta e terminando a Delhi, non per istinto masochista ma perché in questo modo ho assistito alle celebrazioni del Diwali di Varanasi!

Viaggio in India
Diwali di Varanasi

Calcutta ovvero il grande rimpianto.

Rimpiango il fatto di non averla praticamente vista!

Avevo deciso di rimanere a Calcutta un giorno intero per poter almeno visitare, nell’ordine, le sponde del fiume Hoogly con i suoi ghat, il Parco Maiden con il Victoria Memorial, il Tempio di Kalighat e la Casa per i morenti fondata da Madre Teresa. Diciamo che le cose sono andate diversamente dal previsto.

Al mio arrivo in aeroporto, nell’attesa di riprendere il bagaglio, riaccendo il cellulare e subito mi arriva la prima sorpresina: un sms mi avvertiva del fatto che avrei dovuto confermare la prenotazione dell’hotel entro 30 minuti altrimenti l’avrebbero cancellata d’ufficio! Quando ho letto il messaggio era già passata quasi un’ora e le stanze che avevo prenotato le avevano già rivendute! WELCOME TO INDIA.

Il mattino successivo, comunque, ho la brillante idea di andare prima di tutto in stazione per farmi dare la conferma del fatto che il treno che avevo prenotato partisse in orario. In biglietteria, per qualche frazione di secondo, ho anche pensato di essere fortunata perché c’erano solo poche persone in fila davanti a me, fino a quando non arriva il mio turno e la signorina addetta alle prenotazioni, sorridendo bonariamente, mi dice “Oh Madame, your train has been cancelled”… ARIWELCOME TO INDIA!

Per farla breve, di Calcutta posso descrivere minuziosamente, in ogni piccolo particolare, l’ufficio prenotazioni riservato agli stranieri che si trova in Fairlie Place e dove sono rimasta più o meno 5 ore prima di poter avere tra le mani un nuovo biglietto del treno per la sera stessa (treno che poi, per la legge di Murphy, è partito con quasi 3 ore di ritardo).

Ho solo poche e personali impressioni di questa città, istantanee di una realtà difficile, disperata in alcuni quartieri e spaventosa in altri, trafficata e inquinata come tutta l’India; nonostante ciò mi sono ripromessa di tornarci a Calcutta, anche solo per il fatto che lì ho gustato la migliore cena di tutto il viaggio, in un minuscolo e sporco ristorantino locale che serviva un Thali da far accapponare la pelle (il tutto per la modica cifra di circa 80 centesimi di euro).

Gaya e la vicina Bodh Gaya ovvero Buddhaland.

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Il treno per Varanasi

Da Calcutta, dopo un viaggio notturno in treno rigorosamente in sleeper class, sono arrivata finalmente a Gaya.

Onestamente pensavo di arrivare in una tranquilla e insignificante cittadina nota solo perché da lì passano alcune delle principali reti ferroviarie del paese e invece, appena messo piede fuori dalla stazione, mi ritrovo in un caos che Calcutta, al confronto, sembra un luogo di ritiro spirituale!

Una sola strada principale, dalla quale si snodano diverse traverse polverose, intasata tutto il giorno da migliaia di rickshaw, carretti trainati da buoi, macchine, bus, biciclette, mucche, passanti e venditori ambulanti di samosa! Con un breve viaggio in tuk tuk, però, potete fuggire verso Bodh Gaya e trovare finalmente un po’ di pace.

Bodh Gaya è considerata il luogo più sacro del Buddhismo: proprio qui, meditando sotto l’albero della Bodhi, Shakyamuni trovò l’illuminazione e divenne Buddha. Le comunità di monaci provenienti da Birmania, Tibet, Thailandia, Cina, Giappone, Sri Lanka, Sikkim e Bhutan hanno voluto rendere omaggio alla sacralità di questo posto erigendovi dei monasteri, ognuno col proprio caratteristico stile architettonico.

La principale attrazione rimane comunque il TEMPIO DI MAHABODHI, al cui esterno vi è la piattaforma che indica il punto in cui si trova il celebre albero dell’illuminazione. Assolutamente da non perdere è poi la statua del Buddha gigante, poco distante dal tempio Thailandese.

Una giornata a Bodh Gaya rappresenta una parentesi di silenzio e tranquillità dal trambusto e dal rumore che sempre vi accompagneranno in India, per cui prendetevi il vostro tempo e non accontentatevi di una visita frettolosa: i vostri timpani ve ne saranno grati!

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Il Buddha gigante di Bodh Gaya

Varanasi ovvero la città sacra dell’India.

Se descrivere un viaggio in india è impresa di per sé difficile, raccontare Varanasi è quasi impossibile. Una cara amica l’ha descritta come “un inferno che porta al paradiso” e credo che non ci sia definizione migliore!

Una città indiana con quasi 1 milione e mezzo di abitanti ed invasa, quotidianamente, da schiere di pellegrini, non può che essere infernale!

Come per altri luoghi sacri, la sua origine si perde nella notte dei tempi, laddove fatti e leggende sono talmente legati gli uni agli altri da divenire inestricabili. Varanasi è dominata dalla presenza del fiume Gange, che per la religione hinduista non è solo un fiume ma una vera e propria divinità, legata nelle sue origini al Dio Shiva che proprio qui ha il suo maggior centro di venerazione.

Per un hinduista, morire qui, sulle sponde del Gange, ed esservi cremato vuol dire mettere fine al ciclo delle reincarnazioni e questo spiega il perché della presenza, a Varanasi, di ben due Ghat (che altro non sono che punti di accesso all’acqua, nella maggior parte dei casi composti da gradinate) utilizzati per le cremazioni.

Il mio consiglio è quello di fermarsi a Varanasi almeno tre o quattro giorni: con un soggiorno più breve potreste odiarla e non avere il tempo di capirne l’anima, le tradizioni e la folle idolatria. In India si dice che “bisogna avere il tempo per dimenticarsi del tempo” e questo è quanto mai vero se parliamo di Varanasi.

Se la zona più recente di Varanasi è soggiogata, come al solito, dal caotico traffico cittadino, la parte più vecchia, un labirinto di stretti e sporchi vicoli, è inaccessibile alle auto e ai rickshaw ma comunque invasa da pellegrini, motociclette, mucche e turisti.

Cosa vedere a Varanasi.

  • Investite una mezza giornata alla visita dei templi dedicati rispettivamente a Shiva, Durga e Hanuman e
    Viaggio in India, Varanasi.
    Donne che stendono il bucato lungo i Ghat

    se potete, soprattutto se digiuni di hinduismo, fatevi accompagnare da una guida che possa spiegarvi l’origine e il significato degli stessi;

  • Percorrete i Ghat a piedi partendo da quello più a Sud, l’Asi Ghat, fino a quello più a Nord, il Raja Ghat, o viceversa. Saranno probabilmente i 6 Km più belli che percorrerete durante questo viaggio, tra le abluzioni dei pellegrini, i sari coloratissimi messi a stendere dalle donne, il fumo delle pire, i finti sadhu che aspettano di essere fotografati dai turisti, le mucche, le scimmie e i mantra che riecheggiano dappertutto. IMPERDIBILE.
  • Fate un giro in barca sul Gange… anzi, fatene due, il primo all’alba e l’altro al tramonto. Se per qualche ragione foste costretti a scegliere, preferite il primo: è uno spettacolo senza tempo che tocca l’anima e può anche far sentire un po’ in imbarazzo. La barca a remi scivola silenziosa davanti ai ghat che all’alba si trasformano in un palcoscenico sul quale i fedeli celebrano, con fervore, i loro bagni rituali, invariati nei secoli. Senza alcun dubbio è una delle esperienze più belle di un viaggio in India. Assaporatene ogni attimo e godetevi quel silenzio così raro in questo continente. Quasi dimenticavo: l’orario migliore è intorno alle 5.30 del mattino quindi andate a letto presto la sera prima! Nel caso aveste modo di fare anche il giro al tramonto, fermatevi ad assistere alla Puja serale davanti al Dasaswamedh Ghat.
  • La Puja serale che si tiene ogni sera, al Dasaswamedh Ghat, intorno alle 18.30 è ormai più uno spettacolo che una preghiera vera e propria ma rimane comunque incantevole, un momento apprezzato sia dai turisti che dai pellegrini. La magia termina, purtroppo, quando a fine preghiera passano per vendervi i CD!
    Lassi, semplicemente delizioso. Blue Lassi di Varanasi
    Lassi, semplicemente delizioso. Blue Lassi di Varanasi
  • Varanasi ha sicuramente un’energia speciale per cui, se amate lo yoga, non potrete fare a meno di dedicare un po’ di tempo alla vostra pratica. Nel caso non voleste farlo da soli vi consiglio un indirizzo: lo Yoga Training Centre. Insegnante competente, luogo di pratica tutto sommato pulito, classi non affollate (1 ora di lezione si aggira sulle 300 Rupie e cioè più o meno 6 euro);
  • Assolutamente da provare è il Lassi, la tipica bevanda a base di latte e yogurt servita in una serie di varianti con frutta fresca e secca; l’indirizzo da segnare è quello del BLUE LASSI, dove potrete gustare una delle tante versioni di questa delizia in assoluta tranquillità, senza preoccuparvi del tanto temuto spauracchio della dissenteria! Io ho adorato quello alla Papaya e Cocco;
  • AVVERTENZA SPECIALE: è vietatissimo fare foto alle pire delle cremazioni e comunque evitate di farne negli immediati paraggi dei due ghat a queste riservati. Oltre ad essere imperdonabilmente irrispettoso, vi ritroverete circondati da decine di indiani infuriati che, per lasciarvi andare, non vi lasceranno altro che poche rupie nel portafogli (anzi, forse neanche quelle).

Il Diwali di Varanasi.

Se state programmando un viaggio in India nel periodo tra ottobre e novembre, informatevi sulle date della celebrazione del Diwali, conosciuto anche come la “festa delle luci”.

Prima di tutto bisogna sapere che è una delle più antiche ed importanti festività indiane. Si festeggia il ritorno di Rama, la più popolare manifestazione del Dio Supremo per gran parte degli Induisti, ad Ayodhya dopo 14 anni di esilio in una foresta; appreso del ritorno del suo re, per celebrarlo il popolo accese file (avali ) di lampade (dipa) dando così origine, appunto, al Dipawali o più comunemente Diwali.

Metaforicamente parlando, quindi, si festeggia il ritorno e la vittoria del bene sul male, praticamente è un po’ come se fosse il nostro Natale e cioè una festa molto legata agli affetti familiari ma molto più scenografica, con migliaia e migliaia di luci accese ad illuminare le case e le città.

Il Diwali è festeggiato in tutta l’India e la data cambia di anno in anno, in base al calendario lunare. Varanasi però ha un suo Diwali, chiamo anche Dev Deepawali, che solitamente si festeggia 15 giorni dopo il Diwali. E’ superfluo dire che assistervi è PURA MAGIA!

Khajuraho ovvero l’arte del Kamasutra.

Ad essere sincera non ci sono ulteriori motivi per una sosta a Khajuraho se non la visita dei famosi templi rivestiti da sculture erotiche. Il paesello, di per sé, non ha proprio nulla di bello ed è reso ancor meno attrattivo dall’orda di commercianti che tentano di farti entrare nei loro negozi di souvenir.

I templi, innegabilmente, meritano la visita! Il gruppo “ovest” è quello più vicino al centro e comprende alcuni dei templi più importanti e meglio conservati di tutto il complesso. Menzione particolare per il Kandariya Mahadeva, dedicato a Shiva e all’interno del quale non poteva mancare un grosso lingam, che altro non è che la rappresentazione dell’organo genitale maschile, associato quasi sempre al Dio Shiva, in contrapposizione alla yoni che è invece la controparte femminile.

Ciò che più colpisce sono, però, le sculture erotiche, realizzate con precisione impressionante e raffiguranti ninfee celesti, coppie di amanti focosi, divinità eccitate e sesso di gruppo! E Pensare che ancora oggi, nella maggior parte dell’India, sono vietatissimi gli scambi di effusioni in pubblico tra uomo e donna!

Orchha ovvero la outsider del viaggio.

Ma quanto mi è piaciuta Orchha! Piccolina, non particolarmente trafficata, con una cittadella fortificata stupenda e un paio di templi che sembra di essere sul set di “Ladyhawke”.

In un giorno la visiterete tutta, e potete anche prendervela con calma, iniziando dai templi (chiudono alle 17 quindi meglio andare prima) e proseguendo poi verso la cittadella al cui interno vi è uno dei forti più belli visti in India.

In serata potete anche assistere alla Puja che si tiene nel Tempio di Ram Raya, nella piazzetta principale della città. Gli abitanti di Orchha sono particolarmente accoglienti e faranno di tutto per farvi sentire a vostro agio, come omaggiarvi di una pizza a fine pasto od accogliervi con piccantissimi samosa e chai fumante.

Agra e il Taj Mahal.

Il Taj Mahal non è solo un monumento o uno dei tanti mausolei presenti nel Paese ma una dichiarazione d’amore scritta sul marmo, anche se sono quasi certa che agli uomini e agli elefanti che furono impiegati per costruirlo sarà sembrata più una dichiarazione di guerra che una serenata!

Fatto sta che il Taj Mahal vale il viaggio.

In india dicono che il Taj cambi colore per rispecchiare la mutevolezza dell’umore femminile ed è quindi rosato al mattino, bianco latteo alla sera e d’oro quando la luna splende.

Se volete vederlo senza la ressa di turisti presentatevi al botteghino ben prima dell’apertura dei cancelli così da essere tra i primi ad entrare alle prime luci del sole (Il Taj non ha orari fissi, apre all’alba e chiude al tramonto), a patto che non andiate durante i mesi invernali quando rimane avvolto da una fitta nebbia fino al primo pomeriggio ed è quindi praticamente inutile andarci presto. In questo caso recatevi prima al Forte di Agra, che vale assolutamente una sosta ed è visitabile in un’ora.

Oltre questo non è che ci sia granché ad Agra, il solo fatto di ospitare il Taj la rende però la tappa obbligata di tutti i viaggi in India e vedendolo capirete il perché!

Viaggio in India
Non servono parole di fronte al Taj Mahal.

…il viaggio continua e al prossimo post partiamo per il Rajasthan, verso Jaipur, Pushkar, Jodhpur e da lì in Punjab, per ammirare il tempio d’oro di Amritsar ed infine a Delhi, ultima tappa del viaggio.

Namastè.

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