Asia,  I miei viaggi

Blu, oro e rosa: i colori dell’India dal Rajasthan al Punjab.

Intro

Basta nominare il Rajasthan che la nostra mente inizia a vagare tra le immagini sfocate dei Maharaja e dei loro regni principeschi, dentro bellissimi palazzi incastonati nella roccia con cammelli e incantatori di serpenti, menestrelli, cantastorie e bellissime donne ornate di pietre preziose.

Diciamo subito che oggi le cose sono un “tantino” diverse e bisogna lavorare d’immaginazione per poter ritrovare quel tipo di atmosfere, almeno fino a quando non metti piede dentro il Palazzo Reale di Jaipur!

Ma andiamo con ordine: nel post precedente eravamo rimasti ad Agra, giusto?! Let’s go e continuiamo questo viaggio in India del Nord partendo da:

Vrindavan, la città delle vedove.

Anche se spesso si sente parlare di “miracolo economico” indiano, una volta lì ci si rende conto di quanto questa parte del mondo sia legata alla religione induista, alle tradizioni e ad un modello di società profondamente patriarcale.

Le vedove in India.

Nascere donna, in India, non è una faccenda semplice e, anche se dicono che le cose stiano cambiando, nella maggior parte dei casi ti ritroverai sposata ad un uomo che la tua famiglia ha scelto per te! Ma la cosa peggiore che può capitare ad una donna indiana non è tanto doversi sposare con un uomo che a malapena conosce bensì rimanere vedova!

Nelle famiglie hindu più conservatrici e superstiziose, la vedova viene considerata portatrice di sfortuna e “causa occulta” della morte del marito: verrà privata di ogni proprietà e diritto, le taglieranno i capelli, ogni “simbolo” di femminilità le sarà vietato (il bindi, piccolo tondino rosso sulla fronte, il sindur e cioè la striscia rossa tra i capelli, i braccialetti di vetro, gli anelli alle dita dei piedi etc) e il suo destino sarà quello di vivere in povertà dedicando i suoi giorni alla memoria del defunto sposo.

Il caso di Vrindavan.

Un semplice sari bianco, il colore del lutto, l’accompagnerà fino alla morte. Vrindavan, la città con la maggior concentrazione di vedove, è piena di ashram nei quali queste donne vengono accolte: questo avevo letto prima di metterci piede!

Gironzolando in questa cittadina avevo avuto la sensazione che fosse tutto tranquillo e che, evidentemente sì, le cose, fortunatamente, stavano cambiando! Poi un canto, lontano, proveniente da una stanza buia affacciata su un vicolo stretto e polveroso mi ha fatto cambiare strada e mi sono ritrovata sull’uscio di un ashram dove decine e decine di donne, magrissime, avvolte in metri e metri di sari bianchi, intonavano canti sacri. E in quel momento ho rimproverato a me stessa la morbosa curiosità che mi aveva spinta a fermarmi a Vrindavan: se l’India davvero sta cambiando spero cominci da qui!

Jaipur, la città rosa del Rajasthan.

Hawa Mahal e fortezza di Amber.

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Hawa Mahal di Jaipur

Quando dicevo che bisogna usare l’immaginazione mi riferivo anche al tanto “decantato” rosa di Jaipur che, diciamocelo, non è che sia proprio così evidente!

Nonostante questo, Jaipur è stata la città che ho preferito in Rajasthan, non solo per il vicino forte di Amber ma anche per lo splendore del Palazzo Reale e l’interessante Osservatorio astronomico. Iniziamo dall’unica cosa veramente “rosa” e cioè dall’Hawa Mahal, il “Palazzo dei Venti”, con la sua facciata paragonabile ad un alveare e costruito per permettere alle donne di corte di guardare fuori dal palazzo senza essere viste! E’ bello, diciamolo pure, ed è una delle “immagini” simbolo di Jaipur ma è bene sottolineare che non si tratta di un edificio in senso stretto ma solo di una facciata di cinque piani.

Bellissima anche la fortezza di Amber, distante circa 11 Km da Jaipur, sulle pendici dei Monti Aravalli. Il forte impressiona già da lontano per le sue dimensioni e si affaccia su di un laghetto artificiale che lo rende particolarmente affascinante al tramonto.

Meraviglioso il Ganesh Pol, un portale riccamente decorato con un arco centrale e due piccole nicchie in stile Moghul (qui la foto è d’obbligo!).

 

Portale
Il Ganesh Pol, fortezza di Amber.

N.B.: E’ possibile salire al Forte a dorso di elefante ma vi prego, NON LO FATE!!!

Il palazzo reale e l’osservatorio astronomico.

Imperdibile è anche la visita del City Palace, un immenso complesso di edifici bianchi e rosa aperto al pubblico e che in gran parte è stato praticamente trasformato in un museo.

Jaipur, Rajasthan
Un giorno da Regina di Jaipur

Una parte del palazzo, però, è ancora adibita a residenza reale, è visitabile (a pagamento, ovviamente) ed è stupenda!

Se volete davvero sentirvi maharaja per un giorno, strisciate la carta di credito ed entrate in questa meraviglia fatta di cupole affrescate d’oro, cascate di broccato ricamato di perle, colonnati, cristalli, specchi, chandelier seminati ovunque come fiori… e pensare che ora Jaipur ha un maharaja ragazzino, che studia a Londra e che quando è in India vive in questo palazzo con sua madre!

A fine tour vi offriranno anche un ottimo thè accompagnato da calorici biscottini al burro, una cosa molto “British” ma che in quel contesto non stona affatto. Vicinissimo al City Palace e unico nel suo genere è l’osservatorio astronomico Jantar Mantar, costruito dal Maharaja Jai Singh II intorno al 1730. Merita una visita anche se foste completamente disinteressanti a stelle e pianeti, che invece a me piacciono da matti!

E’ un luogo che incuriosisce, testimonianza del tentativo di creare, trecento anni fa, una sorta di parco scientifico a cielo aperto, dove mettere a disposizione del principe e dei suoi scienziati il meglio della tecnologia esistente all’epoca.

Jopdhpur, la città blu del Rajasthan.

Mehrangarh Fort.

Stavolta sì, possiamo affermare che il nome della città riflette davvero il suo colore dominante: blu. Jodhpur è una tappa quasi obbligatoria in Rajasthan perché proprio qui si trova quello che, a detta di tutti, è il forte indiano in assoluto più bello e cioè il Mehrangarh Fort, una cittadella fortificata che ha sempre resistito agli attacchi, senza mai essere violata nei suoi cinquecento anni di storia.

Posto su una ripida collina alta circa 130 metri, il Mehrangarh, con le sue mura altissime che si ergono a strapiombo fino a 36 metri di altezza, domina tutta la città sottostante.

L’interno del forte è stato praticamente trasformato in un museo (ammetto che è tutto molto organizzato ma risulta un po’ “freddino”, come se fosse stato privato dell’anima!), troverete anche un’ottima audioguida in italiano che vi faciliterà la visita ed è innegabile che sia davvero una struttura stupefacente ma sarebbe riduttivo limitare Jodhpur al solo forte: se deciderete di perdervi tra le sue strade, salendo verso la collina ed uscendo dal caos che circonda il mercato attorno alla Clock Tower, scoprirete un piccolo mondo accogliente e tranquillo che non avreste mai immaginato potesse esserci!

Pushkar

Pushkar è famosa soprattutto per 3 cose: la Camel Fair, il templio dedicato a Brahma e i fricchettoni. Della prima non posso dire nulla perché sono arrivata dieci giorni in ritardo, la leggenda del perché esiste un solo tempio in tutta l’India dedicato al Dio Creatore è invece snocciolata su qualsiasi guida di viaggio quindi… rimane la terza, sintetizzabile nella BST, “Breve Storia Triste”.

“Breve Storia Triste”

Non molto tempo fa c’erano due ragazze che, di soggiorno a Pushkar, dopo aver passato tutto il giorno in giro, stanche e un po’ assonnate, decidono di prendere un tè nella terrazza della Guesthouse.

Purtroppo il ristorante era chiuso e le due scendono al piano terra dove un’amabile signora, in sari rosa, si offre di preparare un ottimo tè aromatizzato al pepe nero. Le amiche stavano sorseggiando questa gustosa bevanda, parlando del più e del meno, quando tutt’un tratto, un rumore stentoreo interrompe quel momento di pace: un ragazzo (che scopriremo dopo essere di Taiwan) era quasi caduto dalle scale e, con fatica, si stava trascinando su una sedia di fronte alle due giovani (vabbè, non proprio giovani ma visto che è un dettaglio ininfluente va bene lo stesso!).

Loro lo guardano, lui se ne accorge e dice: “sbjfjhfffjh, bclfljkdhjla fkahlaklakk lanckaklnc fkfjklafnaknc kanskjfjfjfnnd”… “Sorry???”, rispondono le due con aria interrogativa. Il ragazzo, resosi conto di aver parlato in una lingua sconosciuta anche a lui, si ferma un attimo, chiama a raccolta un paio di neuroni ancora vivi, prende fiato e dice “Oh sorry, I’m full of heroin!”. FINE.

Al di là di questi incontri particolari Pushkar, costruita attorno all’omonimo lago, nonostante sia molto turistica sembra quasi un’oasi di pace, priva dei soliti rumori e del clamore del traffico e piena zeppa di negozietti, un ottimo posto per lo shopping e per comperare un po’ di incenso naturale (vi consiglio il “Pushkar Rose”).

Desnoke e il tempio dei topi.

Avvertimento: se come me non siete amanti di questi roditori, la visita a questo tempio non sarà delle più rilassanti perché l’interno del Karni-Mata di Desnoke, dove tra l’altro si può entrare solo a piedi nudi o con calzini, è abitato da migliaia (e non scherzo, sono migliaia) di topi!

Il tempio, a circa 30 Km da Bikaner, è stato costruito per la divinità Karni Mata e, se siete curiosi di sapere il perché sia “infestato” dai topi, c’è una curiosa leggenda al riguardo: un principe avrebbe portato a Karni il figlio morto, pregandolo di farlo rivivere perché altrimenti la sua dinastia si sarebbe estinta. Karni si reca quindi dal Dio dei morti, Yama, e gli chiede di far rivivere il ragazzo ma Yama confessa a Karni di non poterlo fare perché il giovane, già morto una volta, aveva già avuto la sua anima indietro e non poteva riottenerla una seconda volta. Karni, deluso dalla risposta, giurò quindi che nessun membro della sua tribù sarebbe più entrato nel regno dei morti e che le loro anime sarebbe rinate in forma di ratti. Ora, io mi chiedo per quale motivo, con tante specie animali a disposizione, Karni abbia scelto proprio il topo, che tanto bello non è… ma tant’è, bisogna farsene una ragione!

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Topi al Karni-Mata di Desnoke.

Il Punjab, Amritsar, i sick e il tempio d’oro.

Diciamo subito che abbiamo già lasciato il Rajasthan e siamo in Punjab, e precisamente ad Amritsar, famosa per il suo Tempio d’Oro, principale luogo di culto cui fa capo la comunità religiosa dei Sick (vi consiglio di leggere qualcosina su questa religione prima di entrare nel Tempio, così da capirne meglio il significato e le funzioni).

I Sikh, oltre che per i loro ideali di vita, si distinguono dal resto della popolazione anche da un punto di vista estetico; le caratteristiche di ogni uomo sikh sono infatti il turbante e i 5 Kakar: capelli e barba non tagliati, pettine, pugnale, pantaloni al ginocchio e bracciale in ferro. Di certo non passano inosservati!

Il tempio d’oro andrebbe visto in vari momenti della giornata, così da goderselo sia al mattino sia alla sera, quando è tutto illuminato e si tiene la rituale cerimonia del “Libro Sacro”. Prima di entrare al tempio dovrete fare attenzione ad un paio di cosette perché i Sick sono tutt’altro che tolleranti in merito:

  • si entra solo ed esclusivamente scalzi (senza calzini) e dovrete lasciare le scarpe nell’apposito punto di raccolta, alla sinistra del tempio, dopodiché dovrete attraversare una vasca d’acqua in modo da lavarvi i piedi ed essere così “puri” per poter essere ammessi all’ingresso;
  • è assolutamente vietato entrare con sigarette o tabacco e vi dirò di più: ad Amritsar c’è il divieto assoluto di fumare, la religione sikh non lo permette e l’unico posto dove, forse, vi sarà consentito di farlo sarà la terrazza del vostro hotel;
  • bisogna coprirsi il capo, sia uomini che donne, e farlo in modo che i capelli non vengano fuori altrimenti sarete continuamente rimproverati dai guardiani del tempio.

Ora siete pronti per entrare! Un’ampia scalinata di marmo vi condurrà direttamente al Sarovar, il lago sacro dove i fedeli fanno il bagno purificatorio e circondato da un cammino di pellegrinaggio da percorrere, mi raccomando, in senso orario.

Il percorso vi porterà davanti a varie strutture e santuari prima di raggiungere il tempio d’oro vero e proprio, l’Harimandir Sahib, che si trova al centro del lago ed è raggiungibile tramite un ponte.

Da fare: quando il languorino si farà sentire recatevi nella grande sala da pranzo, dove vi verrà offerto un pasto gratuito (e buonissimo) in questo spazio con stuoie a terra (dove vi siederete) e volontari che vi serviranno cibo e acqua! Uno dei migliori pranzi mai fatti! Un’offerta, a fine pasto, sarebbe cosa buona e giusta, e BUON APPETITO.

THE END.

Se viete persi la prima parte del viaggio cliccate qui: Viaggio in India del Nord, cosa vedere lungo la strada da Calcutta fino al Taj Mahal.
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