23 giorni in India del nord. Itinerario e curiosità.

India, una meta desiderata da anni e che finalmente sono riuscita a raggiungere!

Ci sono viaggi che capitano quasi per caso, posti che non erano nella top list delle destinazioni possibili e dai quali non sai cosa aspettarti, e poi ci sono loro, i sogni nel cassetto, per i quali, invece, di aspettative ne nutri parecchie dopo aver passato chissà quanti giorni a fantasticarci sopra, sul divano, con la copertina sulle gambe e la guida di viaggio tra le mani piena di “orecchie” segnalibro che aspettano di essere utilizzate.

L’India non era come me la sarei aspettata perché non è “immaginabile”, è diversa da tutti gli altri posti che ho visitato in questi anni, non è comparabile, non è oggettivamente bella e credo non sia neanche descrivibile, non è la culla della spiritualità né la patria dell’introspezione; l’India è rumorosa, inquinata, polverosa, sporca e maledettamente affascinante. L’India è fanatica, sopra le righe, esaltata ed esaltante, folle, passionale e allo stesso tempo riservata. L’India è unica, su questo non c’è dubbio!

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“Dici a me?” Uomini dal Punjab

In 23 giorni di viaggio ho visitato diverse regioni, partendo credo dal posto peggiore, Calcutta, e poi risalendo verso Nord passando per Bodhgaya, Varanasi, Khajuraho, Orchha, Agra, attraversando parte del Rajasthan fino al Punjab, ad Amritsar ed infine Delhi, dove mi sono resa conto di quanto quei 23 giorni fossero passati troppo in fretta. Avrei voluto rimanerci in India: ormai mi ero abituata al rumore dei clacson, alla confusione, alle mucche per strada, al cibo piccantissimo, ai treni notturni, ai ritardi e anche ai materassi durissimi e ai cuscini di gommapiuma.

IL MIO ITINERARIO DI VIAGGIO

Sono tante le cose che mi hanno colpito e che ho annotato nel fidato quaderno di viaggio, tante le persone con le quali ho parlato e che mi hanno fatto capire qualcosa in più del loro Paese, tanti i giorni passati “on the road” a guardare come in India il mondo giri, a volte, in senso contrario al nostro! Se dovessi riassumerle in 5 punti, direi che queste sono le “stranezze” che mi hanno incuriosita di più:

  1. ALLA RICERCA DEL FIGLIO MASCHIO.  Da quando ha ottenuto l’indipendenza dall’Impero britannico l’India ha avuto una crescita demografica sorprendente. Pare infatti che da quelle parti non esista la pensione d’anzianità, il che significa che una giovane coppia di sposini dovrà, prima di tutto, pensare a garantirsi la sopravvivenza per quando non saranno più in grado di lavorare! Come? Bisogna sfornare un bel maschietto! Sarà lui, e la sua futura sposa, ad occuparsi dei genitori quando verrà il momento. Sulle figlie femmine non si può fare affidamento perché lasceranno la casa natale non appena sposate e dovranno accudire, oltre ai figli, anche i suoceri. E sarà meglio farne un paio di maschietti, che semmai dovesse succedere qualcosa al primo mal che vada c’è il secondo!
  2. MASTICANDO “BETEL”. Se un indiano ti parla come se avesse una patata bollente in bocca e se dopo dovesse iniziare a sputare compulsivamente a terra che un lama a confronto è un dilettante, allora la risposta è: BETEL. In pratica si tratta di un preparato masticatorio avvolto da una foglia e al cui interno vi è una particolare noce, della calce (sì, avete capito bene, CALCE) e, a volte, tabacco. Pare sia stimolante, sta di fatto che gli indiani ne vanno pazzi e stanno tutto il giorno a masticare Betel e a sputare per terra (tra le altre cose, questa roba è di colore rosso scuro ed ecco spiegato il perché delle chiazze che noterete dappertutto, per strada e sui muri di ogni angolo d’India). E’ un’abitudine nota già prima degli anni ’50, quando in una rivista dell’epoca qualche attento osservatore straniero aveva scritto:

    Il viaggiatore che visiti per la prima volta una città indiana, resta immediatamente colpito dalle innumerevoli macchie rosso-sanguigne che lordano le strade e perfino i muri delle case. Mescolandosi poi alla folla della grandi città orientali, egli si imbatte continuamente in uomini dalle labbra gonfie e dalla bocca tinta in rosso cupo, che sputacchiano con una straordinaria frequenza: sono i masticatori di betel, mentre le chiazze purpuree notate nelle strade e sui muri sono gli sputi rossastri cui continuamente li costringe l’aumento di secrezione salivare provocato dalla cicca di betel…Arrivando in India, il viaggiatore viene a trovarsi proprio nel cuore della zona di espansione del betel, del voluttuario che, secondo i dati della Enciclopedia Britannica, costituisce l’idolo di circa la decima parte dell’intero genere umano, cioè di oltre 200 milioni di uomini.

  3. GLI UOMINI DAI CAPELLI ROSSI. Tutti sanno che in India si usa l’hennè ma non immaginavo fosse così comune anche tra gli uomini! Biscardi ne sarebbe orgoglioso.ozedf
  4. I VENDITORI AMBULANTI DI CHAI IN TRENO. Se non avete mai assaggiato il Chai, e cioè il particolare  indiano aromatizzato con una miscela di spezie ed erbe, fatelo al più presto perché è davvero buonissimo! Avvertenza: se dovesse capitarvi di essere in treno e di fiutare, improvvisamente, una sospetta puzza di gas…tranquilli, sono solo i venditori di Chai che, con le loro bombole, hanno sempre pronta una bella tazza di bevanda ustionante!
  5. SELFIEMANIA. “Madame, un selfie”. In 23 giorni non oso immaginare quante volta la mia faccia sia finita su facebook, inviata tramite Whatsapp e commentata in chissà quale strano dialetto hindi! Però lo ammetto, mi sono sentita un po’ una diva di Holliwood, anzi, di Bolliwood!

 

 

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