Tutti pazzi per il Surf.

Sono sempre stata affascinata dal mondo del surf, tanto da aver provato più e più volte a cavalcare un’onda con risultati che vanno dal disastro più totale all’appena mediocre con qualche, seppur remoto, margine di miglioramento. Eppure, per me questa “invenzione polinesiana” è sempre stata una calamita, un potente richiamo e anche un importante elemento di valutazione nella scelta dei viaggi: a parità di punti, vado dove posso trovare un po’ di surfculture!

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Fino agli anni novanta, soprattutto in Italia, il surf era praticato da poche sparute persone le quali, in genere, venivano additate come “fricchettoni scansafatiche e sanguisughe dei beni di famiglia”. Fortunatamente, da allora sono passati quasi trent’anni e sembra proprio che il surf, durante questo periodo, abbia subito una radicale trasformazione: da sottocultura underground a fenomeno di mainstream! Oggi i surfisti sono corteggiati dagli sponsor, si sono aperti un profilo Instagram, hanno più follower di Michelle Obama e nel 2020 calcheranno la scena delle Olimpiadi di Tokio. E c’è già qualche malinconico pioniere che grida allo scandalo, che rimpiange i bei vecchi tempi del surf come religione e dei surfisti new age.

Se negli anni ’80 eravamo bersagliati dalle storie di successo dei giovani industriali, avvocati e professionisti vari, rigidi nelle loro camicie bianche inamidate e con il sorrisetto finto, ora i nuovi eroi sono quelle stesse persone che lasciano tutto ciò che hanno costruito e riacquistano una vita degna di tale nome, sciogliendosi la cravatta e indossando un paio di bermuda. Libertà insomma… e chi, meglio di un surfista, incarna meglio l’idea di libertà?

Privo di ogni paura (a parte quella dell’idea del posto fisso in banca) e di catene, nomade digitale e lupo solitario, mistificatore del mutuo e abilissimo customizzatore di vecchi furgoni, è LUI il nuovo eroe 2.0, il modello che molti giovani e non-giovani inseguono, con buona pace di mamma e papà (perché si sa che i genitori italiani rompono anche quando il figlio ha già ormai quasi cinquant’anni!).

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E quando c’è un modello, quasi contemporaneamente escono fuori anche le imitazioni, a volte ben riuscite e altre volte meno. E a tal proposito calza a pennello la definizione che Giuseppe Culicchia ha creato nel suo “Mi sono perso in un luogo comune”:

SURF: Praticarlo ove possibile così da esibire il fatto di essere giovani, ribelli, alternativi e dotati di una certa prestanza fisica. Procurarsi tutto il guardaroba e gli accessori di marche del settore. Dire alle amiche: “…e poi ho conosciuto questo surfista…!.

Luogo comune o meno, la surfculture rappresenta ormai il sogno con la “S” maiuscola; il fatto di essere validi atleti oppure imitatori non è che interessi poi molto, ciò che conta è appartenere alla categoria dei dreamers, il che, diciamolo pure, è già un bel passo avanti!

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Vi è venuta voglia di surfare ma non potete raggiungere il mare? Per una giornata da surfaholic cominciate con la visione di:

  • UN MERCOLEDI’ DA LEONI (BIG WEDNESDAY) di John Milius – 1978. Un grande classico, storia di tre campioni di surf e uno dei pochi esempi ben fatti, nel mondo del cinema, di amicizia tra uomini. Dicono nel film:

    “Un amico ti serve quando hai torto: quando hai ragione non ti serve a niente.”

  • POINT BREAK – PUNTO DI ROTTURA di Kathryn Bigelow – 1991. Chi non ha mai sentito parlare degli Ex Presidenti? Pseudo poliziesco ambientato nel mondo del surf con Patrick Swayze nella part del surfista alla ricerca dell’onda perfetta.Dicono nel film: “Noi siamo l’esempio per quei morti viventi che strisciano sulle autostrade nelle loro infuocate bare di metallo, noi dimostriamo con la nostra opera che lo spirito dell’uomo è ancora vivo”.
  • SOUL SURFER di Sean McNamara – 2011. La storia di Bethany Hamilton, promessa del surf mondiale che a soli 13 anni perse il braccio sinistro a causa di un attacco di uno squalo tigre. Dopo neanche 7 mesi dall’incidente Bethany tornò sulla tavola!Dice nel film: Sono nata per surfare, è per questo che tutte le mattine mi sveglio allo spuntare del sole, sopporto i graffi sulla pancia, le ferite da scoglio, i muscoli tanto stanchi da sembrare spaghetti.”
  • DRIFT – CAVALCA L’ONDA di Ben Nott – 2012. Due fratelli australiani in fuga da un padre violento, una vita difficile in una nuova città, una madre che ce la mette tutta per sbarcare il lunario, l’incontro con un surfista hippie, l’amicizia e l’amore: tutti i luoghi comuni sul surf in una sola pellicola! Dicono nel film:

    “Se Dio facesse surf, quello sarebbe il suo paradiso”.

 

Preferite la carta stampata? In questo caso non perdetevi questi tre titoli:

  • GIORNI SELVAGGI. UNA VITA SULLE ONDE di William Finnegan. Autobiografia insignita del Pulitzer 2016, da leggere assolutamente se volete assaporare l’atmosfera di terre lontane, partendo dalle Hawaii fino alle coste del Pacifico, passando per l’Australia e le isole Fiji. Consigliatissimo.
  1. “Vaghiamo a migliaia sulla faccia della Terra, illustri e sconosciuti, conquistandoci al di là dei mari la fama, la ricchezza o solo un tozzo di pane; ma mi pare che per ciascuno di noi il ritorno a casa sia come una resa dei conti.”
  • PAZZO PER LA TEMPESTA di Normann Ollestad. Una storia vera, toccante e a tratti commuovente. Pensate ad un ragazzino, cresciuto a pane e sport estremi dal padre, che appena undicenne rimane coinvolto in un incidente aereo durante il quale perdono la vita sia il padre che il pilota. Non vi racconto il resto, vi dico che vale la pena leggerlo.

    “Vivere non è sopravvivere. Dentro l’onda più turbolenta c’è sempre una zona di calma, una scheggia di luce nell’oscurità.”

  • LA PATTUGLIA DELL’ALBA di Don Winslow. Un poliziesco a tinte noir ambientato in California, tra crimine organizzato e surfculture.

Da seguire su Instagram:

  • @franciscoporcella
  • @bethanyhamilton
  • @alanablanchard
  • @yagodora
  • @surftripping

SURF

 E se vi è piaciuta questa selezione potete scaricarvi  questo file con tutti i titoli: SURF!

 

 

 

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